Le Cose Buone | Ode a Grom, l’italianità che ha vinto in un’Italia che non riesce a chiudere in pareggio
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Ode a Grom, l’italianità che ha vinto in un’Italia che non riesce a chiudere in pareggio

Grom se ne va e si porta via una parte di speranza che tenevo gelosamente conservata nel barattolo “Aprire solo nei momenti bui”.

Ricordo bene la prima volta che sentii parlare di Grom.
Era il 2013 e avevo appena deciso di abbandonare una carriera nel laboratorio di ecofisiologia forestale per crearmene una nel laboratorio di pasticceria de Le Cose Buone. Raccontavo alla mia amica Aida la mia idea di pasticceria naturale e lei, lasciandomi spiegare, mi disse: “Parli come Grom!”.
Passai mentalmente in rassegna i nomi, nell’ordine, di tutti gli scienziati, tutti i filosofi e tutti i matti che mi venivano in mente.
Grom non pervenuto.
“Grom, quelli del gelato. Devi assolutamente leggere il loro libro”.
Seguii il consiglio della mia amica ed acquistai il libro “dei fratelli Grom” (dissi proprio così alla libraia). Lo lessi tutto d’un fiato, conservando gelosamente il loro fiordaliso di carta che, in fondo, era anche un po’ il mio e di tutti quelli a cui piace sognare.
Dal libro scoprii che Guido Martinetti e Federico Grom non erano affatto fratelli (certo, ora che conoscete i loro nomi è facile intuirlo): erano molto di più. Che il gelato Grom non era un gelato normale: era il gelato “più buono del mondo” perché fatto con materie prime di alta qualità, senza ricorrere all’utilizzo di semilavorati*, coloranti, conservanti o aromi artificiali. Che dieci anni prima avevano aperto il loro punto vendita a Torino e che l’azienda era cresciuta al punto tale da aver aperto diversi punti vendita in Italia e all’estero, in pochi anni, centralizzando la produzione in un unico grande laboratorio, permettendo di garantire uno “standard di eccellenza”. Standard e eccellenza? Io ho sempre adorato gli ossimori!
Per me, Grom non diventò solo un gelato, ma molto, molto di più (ho assaggiato gelati più “artigianali” e più buoni di Grom; ma qui non parlo solo di prodotto, ma di Grom azienda).
Mentre il mio cuore ha appeso un drappo nero ed è chiuso per lutto, cerco di analizzare la situazione in maniera più costruttiva. Vi propongo questo articolo:
“Festeggiamo Grom, attendendo una Unilever italiana“

Attendendo una Unilever italiana, cari Guido e Federico, l’unica parola che riesco a dirvi è grazie.
Grazie per il vostro entusiasmo, per il vostro coraggio, per i milioni di tasse che avete versato nelle casse italiane, per aver resistito tanti anni ad un sistema penalizzante e denigratorio, per aver preferito la frutta della vostra azienda a quella surgelata proveniente dall’altro capo del mondo, per aver realizzato i vostri coni, per aver creato una linea di biscotti gluten-free, per aver dato lavoro a tante persone, per aver osato, per aver portato il tricolore in giro nelle vostre carapine, per non aver usato scappatoie per abbassare i costi di produzione.

Grazie, personalmente, per avermi fatto sognare.

    *semilavorato: prodotto che ha subito una lavorazione, in genere industriale, e costituisce lo stadio intermedio per ulteriori lavorazioni. In gelateria e pasticceria, creme in polvere e simili.

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